Ultimi aggiornamenti:Commento al Vangelo della Domenica - Bottega della Fraternità

Il Signore ha un progetto specifico ed unico per ogni suo figlio. Una chiamata forte a vivere la vita pienamente, accogliendo il suo amore e la sua infinita misericordia.
Tutti sono chiamati ad amare e a mettere in pratica la Parola di Dio. Cambia solo la forma. Il soffio dello Spirito crea continuamente, nella Chiesa, realtà nuove che rispondono alle esigenze della società e sorgono per illuminare gli uomini nel proprio tempo. Alcuni sono chiamati a donarsi a Dio completamente per far risplendere la Luce che illumina i cuori grazie alla quale è possibile discernere la Volontà di Dio e metterla in pratica.
Fra di essi ci siamo anche noi, i fratelli e le sorelle della Fraternità “Amici di Gesù Buon Pastore”, che Dio Padre ha radunato perché colla­borassimo con Lui portando avanti un Suo Progetto, voluto per prolungare il suo ministero di Gesù Buon Pastore e diffondere la Divina Misericordia, per portare consolazione e guarigione ai cuori feriti.
Non c’era un modo diverso? Perché qualcuno dovrebbe rinunciare al modo di vivere comune per fare vita di convento? Lo spiega bene proprio Gesù a S. Faustina:“ Per questo motivo ho fatto sorgere i conventi, perché venisse santificato il mondo per mezzo loro; da essi deve scaturire una potente fiamma d’amore e di sacrificio”. (DSF n.1702)
Il nostro “si” è la risposta ad una chiamata che ognuno ha sentito personalmente. Dice ancora Gesù a S. Faustina: “Nelle mie mani le anime elette sono delle luci che getto nelle tenebre del mondo e lo illu­mino”(DSF n.1601).
Chi è chiamato in questo senso non è migliore degli altri, ha solo un compito diverso. Dio ama tutti i suoi figli dello stesso amore. Chi si consacra a Dio ha la funzionalità del lievito che serve per fermentare la farina. Perché ci sia il pane c’è bisogno tanto della farina quanto del lievito che vengono resi una cosa sola dall’acqua.
L’opera di Dio si sviluppa nel tempo. Il Signore non ha fretta. Sua è la sapienza che ha stabilito quanto il seme dovesse restare sotto terra prima di germogliare e diventare, negli anni, una pianta forte e robusta, capace di portare frutti abbondanti.

 

Ma vogliamo che sia P. Maurizio stesso a “raccontare” come il Signore si sia fatto avanti proponendogli il progetto della Fraternità attraverso questa semplice intervista.

P. Maurizio, per cominciare, ci vuoi dire perché sei nato?
Credo per lo stesso motivo perché sono nati tutti: Dio mi ha voluto… e lo ha fatto in un momento ben preciso perché era necessario che nascessi per aiutare mia madre. Lei aveva problemi di salute e per evitare un intervento alla schiena un medico le consigliò di avere un’altra gravidanza. Con la mia nascita i suoi problemi si risolsero.

Cosa volevi fare da grande?
Ho sempre sognato di essere prete. Da ragazzino, mentre i miei fratelli pensavano all’Inter, io trascorrevo le giornate leggendo storie dei santi. Mettevo da parte quello che potevo e appena arrivavo a 400 lire compravo un altro libro di santi. Ne ero affascinato.  Mettendo da parte gli spiccioli sono arrivato anche a 2.500 lire è ho comprato una statuetta della Madonna.
Ricordo anche che quando ero bambino mi trovavo in collegio e ogni volta che entravo in Chiesa e vedevo la Statua del Sacro Cuore (non sapevo che si diceva Sacro Cuore e quindi lo chiamavo “Gesù con il cuore di fuori”) dicevo alla suora: voglio diventare come lui.

Ci vuoi raccontare un episodio tra i più significativi di quando eri piccolo in cui puoi dire di aver sperimentato la Misericordia di Dio?
Ce ne sono diversi ma il più importante risale a quando avevo 12 anni. Una macchina mi investì mentre attraversavo la strada. La gente che vide la scena e udì  il rumore dell’impatto mi credette morto, ma rimasi incolume. Sono certo che gli angeli mi abbiano protetto.

In quel periodo ti venne in mente una strana idea, mi riferisco alla storia del giardino.
Era il tempo in cui mio padre era custode di una scuola elementare ed annesso c’era un piccolo giardino che coltivava. Potevo avere 11 anni, a volte aiutavo mio padre e fantasticavo che scavando in un angolo avrei trovato un cofanetto contenente una regola che un santo aveva scritto ma non era riuscito a mettere in pratica e così l’aveva nascosta. Io la trovavo e portavo a termine la sua opera. Dicevo ai miei amichetti: “da grande costruirò un grande palazzo e staremo insieme preti, suore e famiglie”.
Sei sacerdote da 22 anni, esatto?
Si, sono stato ordinato a Messina il 5 Dicembre 1989. In realtà volevo essere religioso fin dall’inizio, ma non capivo quale fosse il mio posto. Sono entrato in seminario a 17 anni; mentre ero in seminario ho avuto diversi colloqui con un sacerdote francescano, P. Carmelo Finocchiaro,  per chiarirmi le idee ma tutto continuava a restare confuso. Mons. Sciglio prima e P. Domenico dei PP. Venturini dopo, mie guide spirituali, mi dissero che di certo il Signore mi voleva sacerdote e mi esortarono a proseguire divenendo sacerdote diocesano. Nel tempo, se altra era la chiamata del Signore, avrei capito in quale comunità religiosa andare. Allora non immaginavo assolutamente che sarei dovuto partire da zero e che il Signore mi avrebbe chiesto di portare avanti una nuova fondazione.

Che ci dici della tua ordinazione? Nei passi che scegliesti per la messa c’era già in germe il seme della Fraternità.
Desideravo essere ordinato sacerdote in una festa mariana e   avrei voluto proclamare il vangelo del Buon Pastore, ma sapevo che non sarebbe successo perché abitualmente le ordinazioni sacerdotali avvenivano di sabato e si doveva proclamare il vangelo della Domenica. Invece fui ordinato sacerdote di martedì, il 5 Dicembre e così potei realizzare il mio desiderio. Come prima lettura scelsi la chiamata di Geremia. Mi ci rivedevo perché non mi sentivo in grado di fare belle omelie. Al Signore non chiedevo né di operare miracoli  né il dono della sapienza, volevo essere strumento nelle sue mani per la consolazione e la guarigione dei cuori  afflitti dalla sofferenza. Volevo essere il contenitore di una medicina. Io sarei stato lo scatolo e Gesù la medicina grazie alla quale i miei fratelli sarebbero stati guariti. Potei poi scegliere il salmo 23 “Il Signore è il mio pastore” e il Vangelo di Giovanni sul Buon Pastore. La prima Messa solenne l’ho presieduta l’8 Dicembre, festa dell’Immacolata.
Ero felice perché ero diventato prete. I parrocchiani e gli alunni mi volevano bene. Mi sentivo amato da tutti ma mi mancava qualcosa. Quando tornavo a casa, allora abitavo con i Padri Venturini, mi sentivo triste e incompleto.

Gli anni a cui ti riferisci in realtà furono importanti perché avesti la possibilità di fare esperienza di comunità.
Si, mi fu molto utile frequentare la Comunità dei Francescani, la Comunità delle Beatitudini ed altre. Mi resi conto di come fossero importanti l’essere accolto e seguito. Furono anni essenziali grazie ai quali potei farmi un’idea ben precisa di come dovesse essere una comunità perché potesse regnare l’amore reciproco che il Signore  domanda.
Fu nella preghiera che il Signore, pian piano, mi illuminò. Mi tornavano alla mente le parole: “Susciterò pastori secondo il mio cuore”…  “Non vi chiamo più servi ma amici”.
Capii che Dio mi stava mettendo nel cuore un progetto specifico. Il tempo passava ma non sapevo come concretizzarlo.
 Fu un venerdì del mese di Ottobre 2001, alle 15:00, durante una preghiera comunitaria parrocchiale, che capii che Gesù mi si faceva presente come Misericordia e Pastore e mi mostrava un’immagine, quella che ora è l’immagine ufficiale della Fraternità. Proprio alla fine di quello stesso giorno un amico mi portò un foglio contenente un’omelia di Giovanni Paolo II che metteva insieme Gesù Misericordioso e il Buon Pastore. Mi disse che aveva sentito l’impulso di donarmelo. Fu la conferma che ciò che avevo sentito nel cuore veniva dal Signore.  Avevo bisogno di capire chiaramente cosa volesse il Signore da me.

Già nel mese di agosto hai avuto dei segni?
Si, segni chiari ed inequivocabili. Non c’era tempo da perdere. Decisi di scrivere la regola e come termine mi posi la data del mio compleanno. Il 14 Novembre 2001, terminata di scriverla, la consegnai al Vescovo ausiliare di Messina, Mons. Francesco Montenegro e dopo all’Arcivescovo Mons. Giovanni Marra.  Essi mi incoraggiarono invitandomi ad iniziare a vivere la spiritualità alla quale il Signore mi chiamava confidando che a suo tempo Dio mi avrebbe mandato dei confratelli.
Nel marzo del 2002, trovandomi nel Santuario del Tindari (ME), davanti al Tabernacolo, mi donai totalmente al Buon Pastore “facendo nel mio cuore i voti di povertà, castità, obbedienza e misericordia”.

E’ in quell’anno che sei stato mandato a Furnari: ci spieghi il perché?
Fu Mons. Giovanni Marra a propormi di diventare parroco di Furnari. Era il 14 Dicembre del 2002 quando dissi il mio “si” e nel gennaio 2003 feci l’ingresso in Parrocchia.

A Furnari c’era un istituto che le suore non utilizzavano più e lui mi disse che se doveva sorgere una fraternità era necessario avere un posto idoneo. Io sarei stato il primo a viverci e a seguire la regola. Ci riflettei a lungo e capii che il Signore mi stava offrendo una possibilità che non potevo rifiutare. Ancora non sapevo che avrei dovuto attendere altri 6 anni prima che arrivasse il primo confratello.

 

 

Marilù AGBP

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